10 copertine più “rivoluzionarie” di Vanessa Incontrada

10 copertine più “rivoluzionarie” di Vanessa Incontrada

1 Ottobre 2020 0 Di simonegambirasio

Circa sei anni fa, quando mi occupavo di Yahoo Lifestyle, avevo avviato una collaborazione con la modella curvy Elisa D’Ospina, per introdurre settimanalmente tematiche di body positivity sul nostro magazine online. Oggi tutti parlano della cover di Vanity Fair con Vanessa Incontrada e probabilmente, proprio perché se ne sta parlando molto, il tema è ancora vivo ed efficace. Sicuramente la Incontrada ha fatto bene a rivendicare la sua bellezza, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa e a raccontare e condividere le discriminazioni che ha vissuto. Quel che mi stupisce, però, sono i toni del giornale, che parla di “rivoluzione della bellezza”, “simbolo di una battaglia culturale che ci riguarda tutti”.

Stiamo parlando di una donna bellissima, giovane, una ex modella, con una taglia certamente non oversize, un corpo super patinato, europea, abile. Se questa è la rivoluzione, allora c’è ancora molta strada da fare. Così, giusto per dare una rinfrescatina, ho voluto elencare 10 cover che sono decisamente più rivoluzionarie di quella di Vanity Fair. Non per sminuire quel che è stato fatto, ma per ricordarci che là fuori c’è ancora una grande fetta di mondo desiderosa di sentirsi altrettanto “normale”. Anzi no, mi correggo, nessuno vuole essere normale… oserei dire “desiderosa di sentirsi non convenzionalmente bella”.

1. Jillian Mercado su TeenVogue

What It's Like to Be a Disabled Model in the Fashion Industry | Teen Vogue

Mercado, affetta da una distrofia muscolare, ha anche carisma e fascino da vendere. Così è diventata volto di Diesel nel 2014, per poi incassare diverse copertine di prestigio. Mercado è stata inizialmente anche utilizzata nei cataloghi di Nordstrom, una mossa non solo provocatoria considerando che le persone disabili rappresentano un fatturato da 225 milioni di dollari, includendo anche la moda e l’abbigliamento in generale. “C’era un tempo in cui mi paragonavo alle persone accanto a me, poi ho capito di vivere in una bugia“, ha dichiarato, “Dobbiamo smetterla di farci indicare come essere belli, siamo noi la nostra bussola”.

2. Laverne Cox su Vogue UK

Laverne Cox Is British Vogue's First Trans Cover Star | British Vogue

La star di Orange is The New Black è stata la prima trans ad apparire sulla cover del prestigioso magazine inglese. Cox è sicuramente una delle trans più conosciute ed influenti del mondo dello spettacolo, vincitrice di un Emmy e particolarmente attiva nella difesa dei diritti LGBTQI+. Commossa, per la cover, ha dichiarato “Questo è un giorno emozionante per me, mi ricordo di quando Sidney Poitier (primo afroamericano a vincere un Oscar) vinse la sua statuetta e dichiarò ‘Sarà vero progresso quando non sarò l’unico’… e per fortuna io oggi non sono la prima donna trans sulla copertina di un giornale”.

3. Aydian Dowling su Men’s Health

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Era aprile 2015, quindi non esattamente l’altro ieri, quando Aydian Dowling, tramite un concorso, aveva avuto la possibilità di apparire sulla cover di Men’s Health. Pur arrivando secondo nel contest online, la sua celebrità fu talmente forte che il magazine decise comunque di utilizzarlo come modello in un numero successivo. Anche se Aydian ha tutto l’aspetto di uno dei tanti modelli della rivista, il percorso che l’ha portato ad essere così è stato decisamente più doloroso e profondo. Aydian è un ragazzo transgender e di fatto incarna il messaggio di bellezza del brand: “Un uomo in salute e senza paura, un uomo forte, che sa essere da esempio e guida”. Nato ragazza, Aydian aveva fatto coming out come lesbica a 21 anni, per poi iniziare un percorso di transizione che ha condiviso su YouTube, aiutando molti ragazzi come lui.

4. Aaron Philip su Paper Magazine

Nel giugno 2019 Aaron Philip è stata la prima modella nera, transgender e disabile ad apparire sulla cover di Paper Magazine. Philip è nata con una paralisi cerebrale e già nel 2018 aveva fatto storia entrando a far parte della rinomata agenzia Elite Model Management. In poco tempo è arrivata a questa, che è solo la prima di una serie di prestigiose copertine. “L’industria della moda fino ad oggi ha conosciuto solo un tipo di corpo. e un tipo di figura proponibile”, dichiarò all’epoca di questa copertina alla CNN, “Ma ora siamo in tempi nuovi, tutte le tipologie di corpo vogliono sentirsi celebrate e desiderate”.

5. Alex Minsky su Men’s Health

Minsky è un ex marine, che ha perso una gamba in Afghanistan a causa di un’esplosione. Nonostante la sua disabilità, è riuscito comunque a diventare cover man su Men’s Health, dando una sferzata all’abilismo e a chi crede di non poter trovare una bellezza, anche fisica e scolpita, in chi soffre di una disabilità. Minsky ha parlato apertamente della depressione che l’aveva colpito dopo l’incidente, trascinandolo nella spirale dell’alcolismo. Dopo la riabilitazione ha recuperato la fiducia in sé anche tramite l’esercizio fisico, cosa ben difficile considerando che a pochi mesi dall’incidente un recupero fisico sembrava impossibile.

6. Shaun Ross su Vogue Africa

Al di là di un fisico asciutto e non certo ipertrofico, frutto di anni di danza, Shaun Ross è stato uno dei primi modelli professionisti albini. Ha sfilato per Alexander McQueen e Givenchy ed è apparso su magazine come Vogue. In un TEDx ha affermato “Quando mi hanno proposto una carriera nella moda non avrei mai pensato di poter fare il modello, perché ai miei occhi la società mi dipingeva come completamente sbagliato, inaccettabile, brutto”. Con il tempo ha accettato sé stesso e, soprattutto, si è fatto accettare “Quando la gente pensa alla diversità si limita a dire bianco o nero… ma perché fermarsi solo a questo?”.

7. Jonathan Van Ness su Cosmopolitan

Cosmo puts 'Queer Eye' star Jonathan Van Ness on cover

Da uno dei protagonisti di “Queer Eye” non poteva che nascere la cover più queer della storia del celebre magazine femminile. Cosa ancor più potente se pensiamo che su Cosmopolitan UK ci sono state solo ragazze in copertina per decenni, per trovare un precedente dobbiamo tornare indietro fino al 1984, con la copertina di Boy George. Oltre all’abbigliamento in cui si sente straordinariamente a suo agio, Van Ness sul magazine ha parlato apertamente anche della propria sieropositività, sfidando lo stigma dell’HIV. Van Ness ha dichiarato di avere un genere non-binario (o genderqueer), utilizzando per sé stesso pronomi maschili.

8. Jane Fonda su Vogue

Anti-Ageism Magazine Covers

Nel 2019 Jane Fonda è apparsa sulla cover di Vogue in un numero dedicato all’ageismo, ovvero alla discriminazione di chi è anziano. Una discriminazione che avviene specialmente in ambito di marketing e comunicazione, ma anche più banalmente in qualunque ambito lavorativo. L’intento è di valorizzare un fascino che non richiami necessariamente la gioventù, pur rispettando canoni ancora molto, molto tradizionali. Forse troppo, segno che di strada da compiere, qui, ce n’è ancora molta.

9. Il big fashion issue di Grazia del 2018

Iamvisible: Grazia UK's Big Fashion Issue celebrates disability, the most  underrepresented consumer group - By Lottie Jackson — Fashion Roundtable

Con l’hashtag #IAMVISIBLE l’edizione internazionale Grazia aveva dedicato un’intero numero a modelle con disabilità, chiedendosi provocatoriamente “Oggi parliamo dell’ultimo tabù della moda, quello della rappresentazione della disabilità. Nel 2018 perché rappresentare donne ispiratrici, forti (a cui è capitato di avere una disabilità) dovrebbe essere percepito come rivoluzionario?

10. Caitlyn Jenner su Vanity Fair

Caitlyn Jenner on the Cover of Vanity Fair | Vanity Fair

Da ex atleta olimpico (quando era Bruce Jenner) a donna trans, che è anche una meravigliosa sessantacinquenne. Con questa cover l’edizione americana di Vanity Fair aveva di fatto sfidato contemporaneamente transfobia e ageismo. La cover del 2015, con cui Jenner si è presentata al mondo, è stata sicuramente rivoluzionaria anche per la popolarità del personaggio (imparentato con il clan Kardashian e ora anche volto di H&M), richiamando un’attenzione internazionale.

Queste sono solo 10 storie, 10 persone che provano a rivendicare la parola “bello”, nonostante le imposizioni degli stereotipi e dei new media. A volte lo fanno per difendersi dall’odio online, altre più semplicemente per affermare la loro identità. Sono 10 storie coraggiose che forse meritano davvero di essere definite rivoluzionarie, se non altro perché ci sanno davvero destabilizzare e perché riescono a mettere in discussione il concetto di bellezza.